Le Seychelles sono spesso descritte come un paradiso incontaminato. Ma sotto la superficie da cartolina si nasconde una sfida crescente: i rifiuti marini, in particolare quelli provenienti dall’industria della pesca. Per anni, reti da pesca, corde e boe abbandonate si sono accumulate nei porti o sono state trasportate sulle spiagge, minacciando la vita marina, finché un piccolo team appassionato ha deciso di affrontare il problema a testa alta.
È così che è nata Brikole, un’innovazione locale nata dalla necessità e alimentata da una visione proiettata al futuro. Nel 2021, tre visionari – Kyle De Bouter, Rosetta Alcindor e Francesca Adrienne – hanno deciso che ne avevano abbastanza. Ispirati dal progetto ReNeT nell’ambito di Sustainability for Seychelles (S4S), hanno creato Brikole, un centro di riciclaggio con una missione: restituire vita all’oceano e risorse alla comunità.
Brikole in creolo significa “armeggiare, creare con ciò che si ha”. È un’arte che ogni isolano conosce: trasformare il legno trasportato dal mare in una panchina, la buccia di una noce di cocco in un giocattolo, una vecchia rete in un’amaca. Brikole ha preso questo spirito senza tempo e lo ha ampliato per affrontare una delle più grandi sfide ambientali dell’isola. A metà del 2022, i loro sforzi hanno attirato l’attenzione delle flotte tonniere globali di Spagna e Francia, OPAGAC e Orthongel, che hanno firmato un accordo per fornire a Brikole tonnellate di attrezzature da pesca a fine vita. Con il sostegno del Dipartimento dell’Economia Blu, la prima spedizione di 50 tonnellate era in viaggio verso riciclatori certificati all’estero. In soli due anni, hanno recuperato oltre 500 tonnellate.
Ma il vero sogno? Continuare a trasformare tutto questo sul suolo delle Seychelles. Quindi non si sono fermati all’esportazione. Brikole ha iniziato a esplorare la trasformazione locale: smantellando le reti in pannelli di 2×3 metri, rimuovendo gli inquinanti e preparandole per una nuova vita. La loro officina in espansione, dotata di trituratori, estrusori e presse per lastre, ora trasforma i rifiuti plastici in mobili, pellet e altri prodotti utilizzabili. Brikole condivide i profitti con iniziative locali e incoraggia i pescatori a partecipare, assicurando che la comunità ne tragga beneficio tanto quanto l’ambiente.
Entrando nel laboratorio di Brikole, non sentirete solo il ronzio delle macchine, ma anche la creatività all’opera. La plastica pulita alle Seychelles è come l’oro, perché produce risultati di altissima qualità. Spesso raccolta dagli hotel, viene accuratamente selezionata, lavata e preparata. Il processo è quasi simile alla cottura al forno. La plastica viene misurata con precisione, inserita in telai e pressata in fogli lisci e colorati di vario spessore. Questi fogli, insieme a robuste travi realizzate in una seconda macchina, diventano gli elementi costitutivi di sedie, panchine, tavoli da giardino e altri prodotti. A volte, la plastica riciclata viene mescolata con materiali locali come il bambù o il rattan, intrecciando tradizione e sostenibilità in un unico design. L’obiettivo non è solo quello di realizzare oggetti, ma di renderli belli, funzionali e orgogliosamente locali. Il potenziale del lavoro di Brikole nel settore turistico è enorme. Immaginate la hall di un hotel arredata con sedie e tavoli realizzati con la plastica riciclata dell’hotel stesso. Oppure panchine panoramiche lungo la passerella tra le mangrovie di un resort, con una targa che racconta agli ospiti la storia di come quelle panchine sono state realizzate con rifiuti recuperati dalla discarica.
I visitatori potrebbero anche partecipare a un workshop pratico – un’attività perfetta per i giorni di pioggia – dove portano la plastica dal loro hotel, aiutano a triturarla e la vedono trasformarsi in un prodotto che possono portare a casa come uno sgabello o un tavolino smontabile. È una sostenibilità che possono vedere, toccare e portare nella loro vita. Il contributo più significativo di Brikole potrebbe essere quello di cambiare il modo in cui le Seychelles vedono i rifiuti. Collaborando con scuole, artigiani e resort, stanno riscrivendo la storia: la plastica non è spazzatura, ma una risorsa che aspetta solo di essere valorizzata con fantasia e maestria.






